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Berlusconi avverte Meloni: “Non li voglio nel governo”. Il Cavaliere punta i piedi e avvisa il centrodestra

Pubblicato il 01/10/2022 12:20

Giorni concitati, questi, all’interno della coalizione di centrodestra. Impegnata nella composizione del puzzle del nuovo governo, con incastri tutt’altro che semplici. Un momento delicato durante il quale Silvio Berlusconi ha mandato un messaggio chiaro agli alleati, attraverso un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa: il leader di Forza Italia ha spiegato di non credere nella presenza “di tecnici puri nell’esecutivo”.

Il presidente di Forza Italia ha chiesto che la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, consideri Forza Italia al “pari della Lega, noi non abbiamo preso voti a favore di altri”. Aggiungendo poi, con riferimento ai tanti contatti che ci sono stati tra i due leader in questi giorni: “Mi è sembrata prudente, ma non dico cosa ci siamo detti”.

Berluconi ha poi spiegato, entrando nel dettaglio: “Se esistessero dei tecnici nel governo la politica diventerebbe inutile. Io ho sempre voluto coinvolgere nei miei governi persone chiaramente schierate con noi, che condividessero il nostro progetto politico, e che avessero un curriculum professionale, accademico o imprenditoriale di prim’ordine. Come dico spesso, persone che avessero dimostrato nella vita e non solo in politica di saper realizzare gli obbiettivi prefissati. Ora vorrei di nuovo qualcosa di simile. Non è una questione di numeri, ma di significato”.

Il Cavaliere ha poi fatto il punto sulla ripartizione delle poltrone tra le forze del centrodestra: “La Lega ha molti più parlamentari di noi perché in sede di trattativa sui collegi non si è adottato il criterio che io avevo proposto. Vi erano tre partiti, ognuno dei quali indispensabile politicamente e numericamente per vincere nei collegi uninominali. Quindi mi sembrava un criterio equo che questi collegi venissero divisi in parti uguali fra i tre partiti. Ovviamente questo errore non si deve ripetere per quanto riguarda la formazione del governo. Dove deve naturalmente prevalere la qualità, prima ancora della rappresentatività”. Infine Mario Draghi: “Un patrimonio del Paese al quale non possiamo rinunciare”.

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