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46 miliardi di tasse non pagate, ecco come o giganti del web si prendono gioco del fisco

Siamo alle solite, le grandi aziende multinazionali vengono più che agevolate, mentre le Piccole e medie imprese, principali sostenitrici del nostro tessuto produttivo, sono ridotte alla fame.

Uno studio proposto dal Messaggero rende bene questa idea. 25 colossi del Web tra il 2015 e il 2019 sono riusciti a risparmiare complessivamente ben 46 miliardi di tasse. Sono proprio le imprese che in 5 anni hanno visto il fatturato e gli utili più che raddoppiarsi a pagare meno tasse, “in media appena il 16,4% degli utili”. Lo scorso anno il fatturato delle 25 multinazionali ha superato i mille miliardi. Gli utili hanno toccato i 146 miliardi.

Ogni big ha prodotto mediamente al giorno 18 milioni di utili, inoltre, il lockdown ha dato una spinta ancora più forte alla crescita. Mentre gran parte delle aziende manifatturiere è stata costretta a chiudere, gli acquisti sul web sono aumentati esponenzialmente. Così da una parte troviamo la manifattura che ha subito un calo dell’11%, dall’altro i colossi che hanno visto crescere le vendite del 17%.

In cima alla scala con il tappeto rosso è la Microsoft, che nel quinquennio ha usufruito di un risparmio fiscale pari a 14,2 miliardi di euro. A seguire Alphabet e Facebook con 11,6 miliardi e 7,5 miliardi di euro di tasse risparmiate nel mondo. In Italia i big del Websoft nel 2019 hanno versato al fisco “quasi 70 milioni, con un tax rate effettivo del 32,1% e un fatturato di 3,3 miliardi.

Nei 10 milioni pagati al fisco italiano solo 10 sono di Amazon, la quale però, risulta aver pagato solo 84 milioni. Netflix, in Italia con soli 5 dipendenti, una piccola società ha dichiarato un fatturato di appena 221 milioni, ma la gran parte degli abbonamenti fatti dagli italiani passano per una società lussemburghese, che non fornisce dati disaggregati per area territoriale.

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